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Guerre civili di regionalizzazione: cosa possiamo imparare dall’ ISIS?

Le guerre civili di regionalizzazione: cosa possiamo imparare dall’ ISIL (ISIS)?

David Murrin è l’autore di Breaking the Code , il culmine di decenni di ricerca personale attraverso una vasta gamma di discipline. David sostiene in maniera forte che il comportamento umano non è casuale, ma determinato da modelli specifici, quantificabili e prevedibili, alimentati dal nostro bisogno di sopravvivere e prosperare. Ha chiamato questo ciclo le cinque fasi del Impero, che per sua natura frattale è applicabile agli imperi, fino al ciclo del singolo. Secondo David, per risolvere i problemi che dobbiamo affrontare oggi, non possiamo solo studiare il passato. La razza umana avrà bisogno di capire questo algoritmo preciso di comportamento, che ci ha portato a rivivere gli stessi cicli distruttivi , al fine di cambiare il nostro futuro.

Ma cosa sono le guerre civili di regionalizzazione? 

Secondo le cinque fasi del modello dell’Impero, una nazione o una regione passano dal  darwinismo ad una guerra civile regionale, fino alla  prima fase della (regionalizzazione). Questo può sembrare un processo caotico, ma in realtà è solo un altro esempio di selezione naturale all’interno della struttura sociale umana. Tali guerre civili sono essenzialmente per selezionare la leadership più efficace che poi apporterà il segmento più ampio della società, consentendo alla nazione o alla regione di crescere e di espandersi oltre i suoi confini per diventare alla fine un impero.

Come comprendere le Guerre civili di regionalizzazione?

Per comprendere meglio la natura delle guerre civili di regionalizzazione , possiamo studiare quello che è attualmente in corso in tutto il Medio Oriente. La cosa più importante da specificare è che abbiamo bisogno di comprendere la forza che guida questo processo. Molto semplicemente, le forze del cambiamento derivano dalle demografie espansive, così la regionalizzazione è guidata da una popolazione in espansione, che verso la fine della sua fase  crea un grande rigonfiamento demografico composto da giovani  adolescenti . Tuttavia, così come questo  gruppo giovane  si espande rapidamente, l’economia non è tanto  in grado di crescere allo stesso ritmo e la disoccupazione e la privazione dei diritti civili si diffonde ampiamente. Il risultato è un gruppo giovanile, che, invece di vedere un futuro prospero, si sente depressa per quello che li aspetta.

Come risolvere questo?

guerre civili di regionalizzazioneDi fronte a un muro  metaforico e, di conseguenza, ad uno scarso senso di autostima e depressione, questi giovani poi diventano vulnerabili a nuove idee che darà loro un senso di valore, con lo scopo e la promessa di gloria e di salvezza, rafforzata dalla convinzione che tale corso fornirà un futuro più luminoso.  Per ricercare segni di disperazione nelle persone basta osservare la pressione finanziaria, che utilizza atti di persuasione con l’uso  delle emozioni  quali invidia e risentimento per giustificare azioni violente.

guerre civili di regionalizzazioneDi fronte alla povertà e alle difficoltà, questi giovani militanti sono pronti a rischiare la vita più facilmente di quelli che percepiscono un futuro comodo davanti a se. Per quest’ultimo settore della società (sia all’interno della regione che all’esterno), le loro azioni sembrano inspiegabili, eppure seguono una logica inevitabile. Promettendo un aldilà e impiegando il concetto religioso dell’Islam, ISIL così come altri gruppi fondamentalisti, si può far apparire la morte come una trasformazione di una vita migliore – se si agisce per la causa collettiva. Da questo punto di vista, l’attentato suicida ha una logica inevitabile che è rinforzato da forti aspettative collettive che sostituiscono l’istinto individuale di sopravvivenza. Questi soldati suicidi sono tutt’altro che unici nelle guerre civili regionali e non limitati soltanto alle guerre civili Islamiche.

Questo potente processo sociale spiega come un giovane tunisino, proveniente da una buona famiglia moderata nel momento in cui inizia a sentirsi  depresso, viene preso di mira e con successo dai reclutatori ISIL (ISIS) e, infine, viene impegnato per ciò che noi in Occidente percepiamo come l’atto più orrendo del terrorismo: arrivare su una spiaggia turistica e sparare in mezzo alla gente inerme, uccidendo . Il terrorismo non è la descrizione corretta, però. Piuttosto, era semplicemente un atto di guerra. Questa guerra è quella in cui le forze radicali dell’Islam stanno combattendo avversari sia nel Medio Oriente che nell’Occidente, al fine di conquistare la pole position , così come dei crociati  della fede islamica. Gli attacchi di successo contro l’Occidente hanno un premio che ha una logica: come i giocatori passano  da una squadra di calcio perdente a vincente, così sarà il passaggio della popolazione verso l’ISIL (ISIS), in quanto andranno nella squadra  più potente, dove  ogni attacco sarà una vittoria.

E dopo le Guerre civili di Regionalizzazione in Medio Oriente?

Guardando al futuro, ci sarà un momento in cui verrà vinta la guerra civile della regionalizzazione in tutto il Medio Oriente, e probabilmente dall’ ISIL (ISIS) stessa. Una volta che smetteranno di combattere se stessi, inevitabilmente potenzieranno le loro tecniche di combattimento , e la società militarizzata si sposterà verso l’esterno con grande energia e, quindi, l’assalto all’Occidente avrà  una intensità molto più elevata. L’Occidente deve rendersi conto che si è messo in una guerra generazionale con l’ISIL (ISIS) ,e non si rende conto che per vincere bisogna essere più proattivi per la pace. Ancora più importante, così come abbiamo fatto con Al-Qaeda e i talebani, ci sembra di sottovalutare l’ISIL, pensandolo semplicemente  come un gruppo terroristico, piuttosto che ad una nazione (Tante nazioni hanno interessi in quei territori). Questa sarà la nostra rovina in quanto ci impedirà di applicare la massima forza per ottenere un rapido crollo dell’ ISIL.

La vulnerabilità del Nord è stata aggravata dall’infusione di culture islamiche nella società occidentale, confondendo la linea del fronte. Questa vulnerabilità aumenterà solo con il tempo, anche perchè il tasso di crescita della popolazione del sottoinsieme islamico è più veloce di quello di altre popolazioni.

Che cosa possono fare  nazioni come la Gran Bretagna e la Francia, che affrontano una minaccia sia all’interno che all’esterno dei loro confini?

Il primo passo è quello di capire il processo che guida le guerre civili di regionalizzazione, soprattutto  in Medio Oriente e da ogni prospettiva: come incide sui giovani all’interno della società islamica britannica e quale sia il percorso che li porta a quello che noi chiamiamo, radicalizzazione.

In secondo luogo, le nazioni dovrebbero emanare misure che diano ai giovani la speranza e un senso di scopo collettivo nazionale, rafforzando un’identità nazionale all-inclusive in modo che possano resistere al conflitto di altri sistemi di valori e  migliorare efficacemente il sistema immunitario collettivo. Questa necessità di creare un’identità collettiva,  può resistere ad altri sistemi di valori che possano portare il giovane ad essere affascinato dal suicidio per meri interessi economici , e quindi rafforzare in ogni paese il nazionalismo, o l’orgoglio nella propria nazione , è uno dei passi più importanti, a prescindere dalla propria fede religiosa. Sembra ora che la Gran Bretagna e la Francia e anche l’Italia sta facendo questo errore, proteggano solo  i valori e le aspettative dei cittadini laici nazionali.

Su come difendersi dalla minaccia esterna generica e da ciò che è essenzialmente un nuovo  impero islamico,  è troppo dispendioso utilizzare aiuti stranieri, nonostante il budget non trascurabile del Regno Unito è  allo 0,7% del PIL. Invece, forse dovremmo concentrarci sulle aree critiche che i reclutatori dell’ISIL utilizzano e contrastare i loro movimenti passo dopo passo. Poi, se possibile, dobbiamo  distruggere e rallentare l’espansione dell’ ISIS laddove appare, con tutti i mezzi a nostra disposizione. Questo significa essenzialmente fare una guerra di terra per privare all’ISIL la sua base di potere e riprendere le terre che ha occupato e non bombardare anche innocenti. In seguito, si avrà il bisogno di rimanere abbastanza a lungo per rendere davvero una nazione democratica piuttosto che lasciare il lavoro a metà (come negli ultimi anni), ma soprattutto fare questo per il bene della popolazione e non per interessi economici o per colonizzare delle intere regioni.

Guardando più lontano, il Medio Oriente non è certamente l’unica minaccia che l’Occidente deve affrontare. Ci sono molte aree nel mondo che sono a rischio di guerre civili di regionalizzazione, e  ci sono nazioni che hanno vissuto già le loro guerre civili di regionalizzazione e stanno entrando nella fase di espansione  dell’Impero, e  sono impegnate a trasformare l’espansione demografica in espansione economica e militare.

Ma fino a quando il mondo e le TV faranno passare tutto questo , semplicemente come guerre di religioni, l’opinione pubblica non capirà mai che c’è ben oltre a quello che vogliono far passare come semplice conflitto religioso. Ci sono interessi economici di molti paesi, ma soprattutto, un’economia malata che mira a conquistare tutto il pianeta con una BANCA CENTRALE MONDIALE diretta e orchestrata sempre dagli stessi.

A voi l’Ardua sentenza.

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